Il Castello Svevo è il primo edificio che si incontra arrivando a Bari Vecchia da terra, ed è anche quello che spiega meglio perché la città vecchia abbia questa forma. Non è un castello scenografico da cartolina: è una macchina difensiva stratificata, in cui ogni epoca ha aggiunto qualcosa senza cancellare quello che c'era prima. Da Modugno si raggiunge in una ventina di minuti d'auto, ed è una visita che si combina bene con una passeggiata nel borgo antico.
Le origini normanne
La fondazione del castello viene tradizionalmente attribuita al re normanno Ruggero II, attorno al 1131, su strutture preesistenti di epoca bizantina. Bari era allora una piazza importante e ribelle, e la fortezza nacque anche per tenerla sotto controllo. Non andò bene a lungo: pochi decenni dopo, durante la dura repressione di Guglielmo I, la città e il castello subirono danni pesanti.
Il nucleo più antico ha pianta trapezoidale, si organizza attorno a una corte centrale ed è segnato da torri angolari con paramento fortemente bugnato. È la parte più austera dell'insieme, quella in cui si legge meglio la logica militare medievale.
L'intervento di Federico II
Il recupero arriva con Federico II di Svevia, che tra il 1233 e il 1240 fa ricostruire e rafforzare l'edificio. È da questa fase che deriva il nome con cui il castello è conosciuto ancora oggi. L'imperatore svevo costella la Puglia di castelli in quegli stessi decenni, e Bari entra a pieno titolo in quel sistema: non solo difesa, ma anche rappresentazione del potere.
Della fase sveva restano soprattutto elementi strutturali e alcuni dettagli scultorei, che vale la pena cercare con calma mentre si attraversa il cortile.
Il fossato e i bastioni del Cinquecento
Il fossato corre lungo tre lati del castello. Il quarto, quello a settentrione, non ne aveva bisogno: un tempo era bagnato direttamente dal mare. Oltre il fossato si sviluppa una cinta difensiva successiva, munita di grandi bastioni angolari a punta di lancia, pensati per reggere l'urto dell'artiglieria pesante che nel frattempo aveva cambiato le regole della guerra d'assedio.
Questa trasformazione si deve al Cinquecento e alle due donne che tennero il castello: Isabella d'Aragona e sua figlia Bona Sforza. Fecero due cose apparentemente opposte e in realtà coerenti: irrobustirono l'esterno con la cinta bastionata e ingentilirono l'interno, trasformando la fortezza anche in residenza. Camminando lungo il fossato si coglie bene questo doppio registro.
Il cortile e la gipsoteca
Si entra dal lato sud, attraversando il ponte sul fossato ed entrando nello spazio compreso tra i baluardi cinquecenteschi e il mastio. Il cortile interno è l'ambiente più suggestivo del complesso, soprattutto nelle ore in cui la luce taglia di sbieco le murature.
All'interno si trova la gipsoteca, una raccolta di calchi in gesso di sculture e apparati decorativi che coprono un arco molto ampio, dall'XI al XVII secolo. Sono riproduzioni di elementi presenti su chiese e monumenti di tutta la regione: portali, capitelli, rilievi. Per chi ha in programma un giro tra le cattedrali romaniche della Puglia è quasi una lezione preliminare, perché permette di osservare da vicino dettagli che sugli edifici originali stanno a dieci metri d'altezza.
Cosa aspettarsi dalla visita
Conviene mettere in conto un'ora e mezza, due se ci si sofferma sulla gipsoteca. Gli ambienti sono in buona parte vuoti: il castello non è un museo di arredi, e chi si aspetta sale allestite resta spiazzato. Il valore sta nell'architettura, nel rapporto tra i volumi e nel percorso lungo le mura.
Le sale interne ospitano periodicamente mostre temporanee, che possono modificare il percorso di visita. Orari e biglietti cambiano nel tempo, quindi vale la pena verificare le informazioni aggiornate sui canali ufficiali del museo prima di partire, soprattutto se si viaggia con bambini o si ha poco tempo.
Un'ultima nota pratica: il castello si trova a ridosso di Bari Vecchia, quindi ha senso inserirlo in un giro più ampio che comprenda la Basilica di San Nicola e la Cattedrale. Rientrando a Modugno la sera si è fatta una giornata piena senza aver mai preso l'auto per più di mezz'ora.
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